Studio di Psicologia
Dott.ssa Laura Costantino
PsicologaPSICOLOGIA SCOLASTICA
Ragazzi, scuola, psicologia e società
Il titolo è ambizioso ma l’argomento è solo uno spunto di riflessione.
Ben vengano nel campo della pedagogia nuovi studi sulle tecniche di motivazione all’apprendimento. Di fatto si assiste nella scuola ad un processo di demotivazione all’apprendimento. Spesso l’unico motivo di studio è l’interrogazione prevista, perché magari programmata.
Non sono standardizzate le aree delle competenze di base che bisogna avere acquisito per considerate un percorso di studi sufficiente e l’autonomia del docente spesso focalizza le lezioni su argomenti specialistici che nulla avrebbero a che fare con lo studio della materia.
Un esempio disastroso: ci si concentra su un testo di scuola media che erudisce sui minimi apparati della cellula - che probabilmente non sono conosciuti forse nemmeno da un biologo o un medico - e poi allo studente non rimane in mente nemmeno cosa s’intende per grande circolazione e piccola circolazione del sangue o circolazione arteriosa e venosa.

Lo studente attualmente non è motivato all’apprendimento perché non ne capisce l’utilità rispetto alla realtà, e troppo spesso vive il percorso scolastico come un prezzo da pagare per crescere, una tortura da cui non vede l’ora di liberarsi.
In questa cultura di consumismo, si consuma solo ciò di cui si ha o si crede di avere bisogno, lo studio come proposto dalla scuola tradizionale non risponde ad alcun criterio di tornaconto e perciò non trova spazio nella logica dei ragazzi.
Per questo i professori si lamentano sempre più della difficoltà ad insegnare ed i risultati sono sempre più inefficaci.
L’apprendimento di cultura generale stabile e definitivo di una persona che negli anni 40 aveva il titolo di studio elementare a volte è superiore a quello di uno studente che oggi frequenta un istituto professionale e a volte, ahimè, anche un liceo.
Questo tipo di metodo di studio proposto:
Imparare ad imparare: l’apprendimento basato sui problemi
sarebbe sicuramente efficace. Ma quando arriverà alle scuole, dove in nome della libertà del docente si uccidono tante giovani menti?
Già nel 1975, quando studiavo pedagogia il metodo del mastery-learning era conosciuto ed utilizzato in America. Ma a che serve il cammino della tecniche scientifiche di psico-pedagogia se poi non c’è alcun rapporto con le istituzioni pubbliche chiamate ad applicarlo?
Sarebbe assurdo nella sanità pubblica si operasse con le tecniche degli anni ’50 e qualcuno griderebbe alla criminalità se ancora si bollissero le siringhe in ospedale. I medici sono obbligati all’aggiornamento e altrettanto i metodi sanitari perché la scienza medica è riconosciuta come tale e in continuo progresso.
Perché riguardo ad un docente sicuramente “pericoloso”, non ci sono strumenti che non siano la denuncia al giudice, e molto spesso anche lì non si può fare nulla. Perché la scuola non è dotata di strumenti di autovalutazione e non può intervenire almeno nei casi più gravi?
La pedagogia e la psicologia nell’apprendimento restano relegate al ruolo di cenerentole nella scuola e la mente dei ragazzi e la loro psicologia e la loro evoluzione sono lasciati nelle mani di chi avrà anche studiato letteratura italiana o latina, o matematica, o ingegneria, che magari sarà competente nella sua materia, ma non sa entrare in relazione con il singolo studente, gestire problematiche personali di studio, di attenzione, di memoria, gestire le dinamiche e le conflittualità di una classe.
E così quando il collaboratore scolastico entra in classe può distinguere il livello di attenzione alla lezione dal degrado di rifiuti sul pavimento, danni ai locali, ai banchi, ecc.
La scuola è il primo luogo dove la società può rilevare comportamenti a rischio e intervenire prima che i problemi sfuggano di mano e diventino delinquenza o criminalità.
Chi è preparato a rilevare questi comportamenti, farsene carico ed intervenire? Il docente, infine, è pagato solo per insegnare la sua materia.
Ma il danno in termini di inadeguatezza, perdita di autostima, sentimento di autoinefficacia, scoraggiamento, aggressività e depressione e tutte le conseguenze che ne derivano, quando saranno messi al centro dell’attenzione della “cultura” di oggi?
La scuola è il centro della vita dei ragazzi tra il tempo che dedicano alla frequenza e il tempo per i compiti. Quando allora si parla di disagio giovanile cominciamo a mettere mano alle problematiche del disagio scolastico oltre che a quelle familiari.
Infine, mica parliamo di una partita della nazionale (che sicuramente attirerebbe maggiore attenzione) parliamo dei nostri figli, delle future generazioni, del futuro della nostra cultura….
Quando la pedagogia, la psicologia evolutiva, dell’apprendimento, della personalità, ecc. saranno considerate scienze da tenere in considerazione per la salute dell’individuo altrettanto quanto la medicina negli ospedali?
Per me il problema è rilevante. Interessa a qualcun altro?
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Ragazzi, scuola, psicologia e società", tratto in data 04-07-2006 da:
Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi