Studio di Psicologia
Dott.ssa Laura Costantino
PsicologaPSICOLOGIA DELLO SPORT
La psicologia ai Mondiali
In un’intervista concessa a FIFA Magazine il tecnico ha parlato a grandi linee del suo “programma didattico” con il quale non ha inteso formare i giocatori soltanto da un punto di vista tecnico-calcistico, ma anche motivarne e incoraggiarne l’ “atteggiamento vincente”, facendoli concentrare sulla concreta possibilità di vincere questo mondiale.
Ha scelto deliberatamente di giocare contro avversari forti nelle amichevoli per far comprendere ai giocatori che pur non essendo allo stesso livello di Brasile e Argentina è possibile batterli.
Ha proposto sistematicamente ai giocatori lunghe proiezioni video delle altre squadre commentando però soltanto sui punti di forza della squadra tedesca in relazione agli avversari.
Il motto didattico è stato “poche parole, ma incisive”.
Secondo Klinsmann sono pochi i messaggi che fanno presa quando i giocatori si trovano sul terreno di gioco e non si può affrontare una partita con dieci o quindici informazioni da tenere a mente. In pieno accordo con il presupposto dell’economicità cognitiva, Klinsmann si è concentrato su due o tre concetti chiave e con essi sta guidando la sua squadra.
Di grande intelligenza è il suo approccio all’allenamento personalizzato: “Devo trovare il modo giusto per comunicare con ciascun calciatore”- ha dichiarato- “Alcuni rispondono agli stimoli visivi, alcuni preferiscono un dialogo intenso, altri richiedono a volte un po' di conforto.”
Il lavoro degli psicologi sportivi può essere estremamente utile in contesti competitivi così importanti, ma ancora più utile si rivelerebbe quando gli atleti hanno quindici o sedici anni e sono ancora nelle squadre minori o nelle primavere.
”Se i nostri primi passi in questa direzione dovessero avere successo nei Mondiali", ha aggiunto, "valuteremo come estendere questa esperienza ai gruppi più giovani” .
E l’allenatore? Qual è l’atteggiamento più funzionale da assumere?
Secondo Klinsmann si tratta di mantenere le vibrazioni negative lontano dalla squadra, di dare la sensazione che il tecnico non si preoccupa e che crede totalmente nei suoi giocatori.
Klinsmann si è dimostrato un buon psicologo anche nella cautela utilizzata nella scelta del portiere della squadra.
”Avevamo due portieri di classe mondiale (Kahn e Lehmann n.d. r. ) e non sapevo che cosa sarebbe accaduto fino all'inizio dei Mondiali. Se avessi deciso prematuramente a favore di uno di loro e l'altro avesse pensato di subire un'ingiustizia, il primo avrebbe potuto non essere più nella forma ottimale. La competizione li ha spronati e mi sono chiesto perché la situazione dei portieri dovrebbe essere diversa da quella del terzino destro o del centravanti. Ho dovuto fare in modo che tutti i giocatori stessero in campana”.
Bravo Klinsmann e chissà che questo approccio "psico-calcistico" non lo porti lontano.
Articolo tratto da: Psicocafè
"La psicologia ai mondiali", tratto in data 12-07-2006 da:
Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi